Cronaca visiva di una devozione estrema tra Napoli e il Vesuvio
Il lunedì dopo Pasqua, mentre il resto del mondo celebra la Pasquetta, alle pendici del Vesuvio va in scena uno dei riti più viscerali, crudi e magnetici d’Europa: il pellegrinaggio dei Fujenti al Santuario della Madonna dell’Arco.
Da fotografo reporter, non ho cercato solo l’immagine, ma la testimonianza di una fede che si fa corpo, sudore e grido. In queste strade, tra i quartieri popolari di Napoli Centro e le terre di Sant’Anastasia, la devozione non è un atto silenzioso, ma una performance collettiva che dura da oltre 500 anni, nata dal miracolo di un’icona che sanguinò dopo essere stata colpita per rabbia.
Le mie fotografie documentano il viaggio di migliaia di uomini e donne vestiti di bianco, che percorrono chilometri a piedi nudi per raggiungere quella pietra nera dietro l’altare, strofinandovi fazzoletti come a voler catturare un frammento di divino da portare a casa. Ho puntato l’obiettivo sulle crisi mistiche, sui corpi che avanzano in ginocchio, sulle "tavolette votive" che tappezzano le pareti del museo come un archivio infinito di miracoli e tragedie evitate.
Questo lavoro non è solo la cronaca di un evento religioso; è il racconto di un’identità profonda, dove il sacro si mescola alla superstizione e dove ogni scatto cerca di fermare quell'istante sospeso tra il collasso fisico e l’estasi spirituale.
Nota tecnica: l’occhio invisibile
Per documentare un rito così dionisiaco e privo di filtri, la scelta della strumentazione è stata parte integrante del processo creativo. Ho scelto di scattare interamente con una Leica Q2. La sua ottica fissa da 28mm mi ha costretto a stare fisicamente dentro la scena, a un passo dal sudore e dal grido, senza però risultare invasivo. La silenziosità dell'otturatore e le dimensioni compatte mi hanno permesso di muovermi come un’ombra tra la folla, diventando invisibile agli occhi dei devoti. In un contesto dove il confine tra il dolore e l'estasi è così sottile, la velocità dell’autofocus e la resa quasi materica del sensore mi hanno permesso di restituire l'autenticità di un momento che non ammette pose.
Ringraziamenti
Un ringraziamento profondo va a Padre Gianpaolo Pagano OP, Rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, per la disponibilità e la sensibilità dimostrate verso questo progetto. Grazie alla sua accoglienza e alla sua guida, ho potuto muovermi con rispetto tra le mura del Santuario e l'immenso patrimonio delle tavolette votive, testimoniando una devozione che è anima viva di questa terra. Un grazie, infine, a tutta la comunità del Santuario, custode instancabile di una fede che attraversa i secoli.